“Per dieci minuti” di Chiara Gamberale (2013) - Recensione

Psicologo e Psicoterapeuta Ascoli Piceno e Teramo

“Per dieci minuti” di Chiara Gamberale (2013) - Recensione - Psicologo Ascoli Piceno e Teramo

a cura della Dott.ssa Laura Lambertucci

“In ogni essere umano esistono facoltà latenti
attaverso le quali egli può giungere
alla conoscenza del mondo”
Rudolf Steiner

Che fare quando si sono persi i cardini sui cui si è costruita la propria identità e si è nel baratro della depressione?
Chiara, la protagonista del libro della Gamberale (che mescola elementi autobiografici e di fantasia) risponderebbe che non si può fare nulla, bloccata com’è nel dolore delle perdite subite e convinta che, senza quei perni, la vita possa essere solo una massa informe carica di dolore.

Chiara è una scrittrice che, nel giro di poco tempo, si trova a dover affrontare una serie di eventi avversi: il trasferimento dal piccolo paese, dove è sempre vissuta, per andare a vivere in una grande e odiata città, la perdita della sua amata rubrica in una rivista e, soprattutto, l’essere lasciata dal marito, evento che più di tutti la porta a sprofondare nella depressione.
Passato il momento del dolore insopportabile, che comunque le dava la percezione di essere ancora aggrappata a qualcosa, si trova risucchiata in uno stato di vuoto e smarrimento, vissuto come un fiume senza più gli argini forniti da quelli che erano i capisaldi della sua quotidianità. Le giornate vengono vissute da Chiara come enormi spazi da riempire senza avere più nulla per riempirli, privi di senso, dove anche le normali azioni quotidiane come mangiare e lavarsi diventano pesanti fatiche, tanto da desiderare ogni volta prima di addormentarsi (quando l’insonnia glielo permette) di non risvegliarsi più, convinta ormai di aver già avuto dalla vita tutto quello che di bello le potesse riservare. A risentire di questo penoso stato d’animo è anche il nuovo romanzo che sta scrivendo, che sembra scivolarle di mano e non sentire quasi più dentro di lei.
A segnare una svolta nella ormai non-più-vita di Chiara è la sua psicoterapeuta, la dottoressa T. (dietro la quale si celerebbe la dott.ssa Umberta Telfener) che, ispirandosi a Rudolf Steiner, le propone un gioco, il gioco dei dieci minuti: “Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto (…) Una cosa qualunque. Basta che non l’abbia mai fatta in trentacinque anni”. E non le dà ulteriori spiegazioni, rimandando al gioco stesso la facoltà di far capire a Chiara cosa “vincerà” alla fine.
Ogni capitolo diventa allora il resoconto dei suoi dieci minuti, di ogni giornata di quel mese. Un resoconto non solo di quello che Chiara decide di fare in quei dieci minuti, ma anche e soprattutto di quello che quei frammenti di tempo portano nella sua vita, che ad un certo punto pian piano riparte.
Chiara diventa via via consapevole di essere stata sempre ferma all’interno dei rigidi confini del suo Io, che in suo racconto passato aveva soprannominato Egoland, una sorta di città immaginaria in cui ognuno vive in un palazzo di un colore solo ed è convinto sia l’unico possibile, simbolo della paura del nuovo, visto come minaccia alla propria stabilità.
Chiara, sperimentandosi in cose mai fatte e che non pensava nemmeno fossero adatte a lei, non solo scopre capacità che non pensava di avere, ma comprende che, al di là delle sue ossessioni e ferite psicologiche, oltre Egoland, esiste un mondo fatto di persone, cose e luoghi che aveva impedito a se stessa di conoscere. Basti pensare a come riesce a guardare all’odiata città in modo diverso. Chiara all’inizio la detesta, pensa che solo il piccolo paese dove è cresciuta, dove si trova la sua famiglia e si sente protetta, sia il suo unico posto e si strugge quindi in una rabbiosa nostalgia. Questo le aveva procurato un atteggiamento di profonda chiusura, e il netto rifiuto di conoscere la città dove si era trovata quasi costretta a trasferirsi col marito. Il gioco dei dieci minuti invece la porta a fare incontri, a conoscere davvero il suo quartiere ed a scoprire che in realtà, in esso, ci sono tante cose che invece le piacciono (come ad esempio la signora del negozio di ricamo che le ricorda sua nonna).
Cambiare prospettiva, uscendo da quel rigido mondo fatto di “Io” e “Mio” e ascoltando/accogliendo davvero se stessa, gli altri e il mondo che la circonda, la porta a conoscere lati nuovi di sé e a riscoprire tutte quelle persone e cose familiari che pensava di conoscere benissimo.
Inoltre Chiara scopre di potersi costruire anche al di là di quelle che sembravano le sue certezze passate, a costruirsi soprattutto al di là di quel “Mio Marito”, la “Mia Rubrica”, la“Mia Casa di Vicarello” (il suo paese), scritti con la lettera maiuscola, proprio ad indicare l’importanza eccessivamente fondante ed esclusiva che avevano quegli elementi per la costruzione del Sé di Chiara.
Il gioco del dieci minuti fa comprendere come sia importante non resistere al cambiamento e che i nostri schemi emotivi e mentali, da cui ci sentiamo protetti e che consideriamo i confini della nostra identità, possano diventare delle gabbie che ci impediscono di vivere le tante possibilità che la vita può offrire, “perché, in effetti, il meglio della vita sta in tutte quelle esperienze interessanti che ancora ci aspettano”.
“Per dieci minuti” è inoltre un romanzo che parla delle potenzialtà insite anche nei momenti dolorosi della vita.
“Da quando la mia vita è vuota non mi ero accorta che fosse così piena” – pensa Chiara – piena di possibilità nuove, di scoperte, di affetti a cui non si era data la giusta importanza, di istanti di felicità ma anche di tristezza. In definitiva piena di vita, unico perno possibile della vita stessa.

Dott.ssa Laura Lambertucci
sito web: http://lambertucci.studio/

Bibliografia
Gamberale, C. (2013). Per dieci minuti. Feltrinelli

a cura della Dott.ssa Laura Lambertucci


Dott. Massimo Amabili
Psicologo e Psicoterapeuta Ascoli Piceno e Teramo

Dott. Massimo Amabili
P.I. 01827260678

Ordine degli Psicologi dell'Abruzzo n. 1994
Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità

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