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Pensieri negativi ricorrenti: trovare la pace con la Mindfulness

Psicologo e Psicoterapeuta Ascoli Piceno e Teramo

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I pensieri negativi continuano a ripetersi nella vostra testa? In tal caso, la diagnosi è confermata: siete esseri umani. I Laboratori di Neuro-Imaging riferiscono che una persona mediamente sperimenta 70.000 pensieri al giorno. Come psicoterapeuta, posso dire con certezza che una grande percentuale dei 70,000 verte su ciò che può andare storto, su quello che è andato storto, su ciò che andrà male, su ciò che si è fatto di sbagliato, e su ciò che altri stanno facendo male.

Ciò che rende i pensieri ripetitivi negativi così impegnativi è che spesso derivano da credenze di base, come ad esempio: non sono abbastanza bravo, non otterrò ciò che voglio, o il mondo non è degno di fiducia. Poiché sono costruiti su queste convinzioni più profonde, i cicli di pensiero ripetitivi sono potenti e appiccicosi; crediamo ai nostri pensieri ricorrenti, come se la loro persistenza sia in qualche modo la prova della loro veridicità. Di conseguenza, siamo compulsivamente costretti a legarci e coinvolgerci con il loro contenuto.

Inoltre, impariamo presto nella vita che abbiamo bisogno di fare qualcosa con e sui nostri pensieri negativi: di dimostrarli sbagliati, di convincere gli altri (e noi stessi) che sono falsi, o di sostituirli attivamente con pensieri positivi che sentiamo meno minacciosi. In entrambi i casi, ci viene insegnato, abbiamo bisogno di mettere su una lotta.

Non c’è niente di intrinsecamente sbagliato in queste strategie: discutere con e smentire i pensieri negativi a volte è utile, come sostituire attivamente il pensiero negativo con il pensiero positivo. Ma un approccio efficace che ho trovato (personalmente e professionalmente) per lavorare sui pensieri negativi ripetitivi è in realtà il meno intuitivo:

- Smettere di cercare di cambiare i pensieri negativi.

- Non fare nulla di loro.

- Lasciare soli i pensieri negativi.

- Smettere di combattere con quello che sta realmente accadendo.

- Guardare altrove.

Come possiamo stare bene quando ciò che sta accadendo nella nostra mente è una catastrofe? Come si fa a lasciare i nostri pensieri da soli e a non farsi coinvolgere dal loro contenuto?
Partiamo dal presupposto che, accettando di non cambiare i nostri pensieri, allo stesso tempo accettiamo di non credere loro e di non farci coinvolgere da loro – invece se decidiamo di combatterli, dobbiamo anche prestare loro attenzione e investirli di significato. E se i pensieri negativi potessero non avere nessun significato su chi sei? Prima di poter praticare questo, però, dobbiamo sapere che è una strategia possibile. E vi posso dire con certezza, lo è.

Apparteniamo alla cultura di coloro che fanno, e l’apprendere di non fare, per alcuni, può sembrare cosa di poco conto. Può essere utile, quindi, riformulare il non fare in un fare, o in questo caso, il non cambiare in un cambiamento. In particolare, invece di concentrarvi sul non cambiare i vostri pensieri, provate a spostare la vostra attenzione lontano dai contenuti dei pensieri, focalizzandola su chi o su che cosa sta ascoltando quei pensieri in questo momento. Chiedetevi, a chi stanno parlando questi pensieri? Stanno competendo per ottenere l’attenzione di chi?

Non appena compaiono i pensieri, quelli particolarmente negativi, si tende a restringere la nostra attenzione verso il basso su di essi, come fosse la messa a fuoco di un fascio laser, oscurando in tal modo qualsiasi altra cosa che possa esistere nella nostra consapevolezza. Eppure, che cosa succede se, quando compaiono i pensieri, proviamo a guardare al di là di loro, a osservare cos’altro c’è qui? Cosa c’è dietro e sotto i pensieri? Così facendo, lasciamo i pensieri da soli, e orientiamo la nostra attenzione verso la spaziosità all’interno della quale quei pensieri si stanno manifestando. Se i pensieri sono come uccelli che appaiono nel nostro cielo, spostiamo la nostra attenzione dagli uccelli verso il cielo.

Un aspetto importante della pratica del non cambiare i pensieri negativi comporta un altro non – non giudicare il fatto di avere pensieri negativi. In realtà, i pensieri avvengono, con o senza il nostro consenso. Il fatto che i pensieri negativi possono tornare ancora e ancora, in quasi tutta o la stessa forma, è una loro naturale caratteristica – sono come un sottoprodotto del sistema operativo della nostra mente. Non è una mancanza da parte nostra. Prima riusciamo ad accettare questa verità, prima potremo andare avanti con il nostro mestiere di vivere.

Provatelo per un giorno o un’ora: non cambiate i vostri pensieri, non importa ciò che essi contengano – basta lasciarli soli, e farli accadere. Spostate la vostra attenzione lontano dai pensieri e verso quello che stanno ascoltando, verso lo spazio in cui i pensieri si stanno manifestando, verso il silenzio dietro il rumore, il silenzio che giace sotto il movimento dei pensieri. Si noti la propria consapevolezza, quella presenza, che è a conoscenza di questi pensieri.

Quando spostiamo la nostra attenzione in questo modo, qualcosa di molto curioso accade: I pensieri cominciano a perdere il loro potere. Essi possono essere ancora lì, ma con meno grinta. Allo stesso tempo, il volume dei pensieri si sposta da un grido a un sussurro. E a volte, appena capiamo che questi pensieri non sono così seducenti per noi, o che la loro presenza non ci manda in tilt, cominciano a svanire del tutto. Ma poi a volte non sbiadiscono. E mentre noi preferiremmo che i pensieri negativi scompaiano piuttosto che vederli permanere, neanche questa è la prova del successo o del fallimento del nostro processo.

I pensieri ripetitivi negativi fanno parte del cammino umano; non possiamo fermarli. Possiamo, tuttavia, smettere di cercare di fermare l’inarrestabile, o di modificare l’immutabile. Ciò che conta è come ci relazioniamo con i pensieri, quello che diciamo a noi stessi che dobbiamo fare o non fare su di loro. Generiamo pace interna quando stoppiamo la lotta con l’inevitabile e dirigiamo la nostra attenzione verso nuove frontiere. In definitiva, il rapporto che costruiamo con i nostri pensieri e come riusciamo a dirigere la nostra attenzione è ciò che crea la nostra esperienza. E, come sempre accade, la vita si risolve in una contraddizione: quando smettiamo di cercare di cambiare la realtà, la realtà cambia.

Fonti:

Articolo in lingua originale di Nancy Colier su Psychology Today

Dott. Massimo Amabili
Psicologo e Psicoterapeuta Ascoli Piceno e Teramo

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